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Mario Sironi
(Sassari, 1885 – Milano 1961)
Venere dei porti,
1919 Tempera e collage su tela,
cm 98 x 73,5
Milano, Civiche Raccolte d’Arte, Collezione Boschi Di Stefano

L’opera testimonia la fase di passaggio tra le esperienze tardofuturiste e l’iniziale avvicinamento alla pittura metafisica, individuabile nella monumentale figura femminile simile a un manichino da sartoria. Erroneamente attribuita per consonanze stilistiche alla produzione degli anni 1914-15, la Venere dei porti è stata in seguito posticipata al 1919, sulla base della data riportata dal giornale “La tribuna” di cui è costituito il collage. Sironi ha scelto di servirsi di più tipi di carta diversa (da “spolvero”, di libro e di giornale) in relazione alla loro differente colorazione; la tecnica si rivela funzionale non solo alla ricerca materica, ma anche alla realizzazione di una robusta composizione plastica.

Piero Manzoni
(Soncino, 1933 – Milano, 1963)
Uovo con impronta,
1960 Uovo, inchiostro, bambagia e legno,
cm 5,6 x 6,8 x 8,2.
Esemplare n. 34 Milano, Civiche Raccolte d’Arte, Collezione Boschi Di Stefano

Con le uova, presentate per la prima volta il 10 giugno 1960 alla Galleria Kopcke di Copenaghen, Manzoni inizia il percorso dimostrativo della “consumazione dell’opera d’arte”: l’artista le considera delle vere e proprie sculture da mangiare, l’intento è di creare un rapporto diretto tra l’opera e lo spettatore. L’Uovo con impronta n. 34 fa parte della serie limitata di 51 esemplari marcati con l’impronta del suo pollice, numerati e conservati in apposite scatole di legno al cui interno sono apposte firma e data.

Alberto Savinio
(Andrea de Chirico, Atene, 1891 – Roma, 1952)
L’Annunciazione,
1932 Olio su tela, cm 99 x 75
Milano, Civiche Raccolte d’Arte, Collezione Boschi-Di Stefano

Tra i capolavori di Savinio, L’Annunciazione appartiene ad una serie di ritratti con teste di uccelli che l’artista realizza a partire dal 1930. Le ironiche metamorfosi di uomini ed animali – in evidente rapporto con le correnti del surrealismo europeo – sono qui presentate in maniera ancora più originale, grazie ad un’insolita intelaiatura poligonale che altera il tradizionale sistema percettivo del quadro. Firmata in basso a destra, l’opera è stata acquistata da Francesco Di Stefano alla mostra personale dell’artista, tenuta nel 1933 presso la Galleria Milano.

 

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