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Alfredo Ravasco
(Genova, 1873 - Ghiffa, Verbania, 1958),
Centrotavola con pesci,
1930-1935 circa lapislazzuli, agata e corallo,
58 x 106 cm
Milano, FAI, Villa Necchi Campiglio

Ravasco è uno dei più rinomati orafi attivi a Milano nella prima metà del Novecento. L'artista realizza in materiali preziosi non solo richiestissimi gioielli femminili, ma anche oggetti d'uso e d'arredo, quali cofanetti, pastorali ecc, tra cui ricordiamo ad esempio la Teca per i capelli di Lucrezia Borgia della Pinacoteca Ambrosiana. Ravasco è altresì noto in ambito cittadino per aver restaurato l'Altare di sant'Ambrogio, nell'omonima chiesa. Il centrotavola, dalle linee geometriche e dai vivaci particolari naturalistici di richiamo déco, è sempre stato di proprietà della famiglia Necchi Campiglio e appare esposto già nell'allestimento originario della Sala da pranzo, risalente al 1935.

Bibliografia: Paola Venturelli, Alfredo Ravasco, Milano, Skira 2003, pp. 70-71

Piero Portaluppi
(Milano, 1888-1967),
Copricalorifero,
1935, ottone, 81 x 44 x 21,5 cm
Milano, FAI, Villa Necchi Campiglio

 Il disegno a maglie geometriche di vago richiamo orientaleggiante per tre copricaloriferi di Casa Necchi viene eseguito da Portaluppi intorno al 1935. Il motivo decorativo verrà ripreso dall’architetto anche per le gambe di un tavolo in noce della medesima abitazione, confermando così la forte influenza nella produzione portaluppiana sia dell’Oriente che del gusto Déco, elementi ispiratori non solo per ornamentazioni ma anche, come in questo caso, per oggetti d’uso funzionale. Va ricordato che tutti caloriferi della casa sono protetti da griglie metalliche di varie fogge, sempre su schema geometrico, in ottone quelle di camere e salotti, in nichel quelle dei bagni.

Bottega di Giovanni Socci (Firenze),
Scrivania da campo,
primo quarto del XIX secolo. mogano, 87 x 106 cm
Milano, FAI, Villa Necchi Campiglio

Il bel mobile di epoca Impero nasconde un complesso meccanismo di chiusura che permette al pezzo di ricompattarsi in se stesso inglobando al suo interno il leggio, le ali laterali e la stessa sedia di corredo. Con ogni probabilità, Angelo Campiglio colloca questa scrivania nel proprio Studio negli anni successivi alla II Guerra Mondiale. E’ plausibile infatti che in origine la stanza fosse corredata da una scrivania in radica di noce disegnata da Portaluppi negli anni Trenta, mobile che, come gran parte degli arredi originari, è stato relegato dai proprietari nelle stanze della servitù intorno agli anni Cinquanta.

 

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